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Direttore editoriale: Maria Ausilia Gulino
Anno III, n. 23, Luglio 2009

racconti di vita
oltre le sbarre
di Sandra Granata
Nel saggio edito da Pellegrini,
un’originale e intensa rilettura
del duro ambiente carcerario
Vite sospese nel limbo della colpa oppure irrimediabilmente perdute, ma tutte capaci di attingere ancora a fonti celate nel profondo dell’anima. Esse dimostrano che, quando l’uomo viene spogliato perfino del nome, spesso rivela la piena essenza del suo “io” e si riscopre vivo, anche se reietto dal mondo.
Dentro le fredde mura di un carcere e in celle anguste, cuori di padri e di figli si scoprono capaci di tessere parole impregnate dal più struggente lirismo verso ciò che hanno lasciato e di toccare le corde dell’anima, tanto è forte in loro – anche più che in Dante mentre usciva dal “suo” Inferno – la nostalgia delle stelle. Uomini invisibili che continuano a vivere in un microcosmo quasi ordinario in cui trovano spazio, nel bene e nel male, tutte le sfaccettature dell’esistenza umana. Storie personali – ricche di naturale rimpianto verso le famiglie abbandonate al crudo giudizio della gente, verso i neonati di cui hanno perso per sempre i primi vagiti o piene di paterno orgoglio davanti ai traguardi di figli che si affacciano spauriti alla vita – si fondono, eppure stridono, con il racconto febbrile del duro impatto con la galera.
Tanto dei detenuti del carcere di alta sicurezza di Vibo Valentia è contenuto nel libro Vite tra tenute (Aa. Vv., Luigi Pellegrini editore, pp. 400, € 18,00), in cui la simbolica assenza di una “T” è volta ad indicare corpi «tenuti tra» le sbarre, ma non anime o menti, alle quali nessun supplizio o privazione può strappare le ali della libertà.
I giorni del giudizio
I canali di informazione, che il più delle volte rappresentano la nostra unica finestra aperta sul mondo, ci mostrano – in maniera a volte distorta, perché intenti a rendere ancora più eclatanti casi di ordinaria follia – come davanti all’efferatezza di delitti commessi, spesso coloro che sono stati i gratuiti artefici di tante sofferenze si rivolgano alle loro vittime con atteggiamento beffardo o noncurante, quasi non fosse fatto di carne il cuore che alberga nei loro petti e le loro coscienze rimanessero mute davanti alle peggiori nefandezze di cui può macchiarsi un uomo. Ma lì, dove le luci dei media non risplendono, perché non vale la pena raccontare ciò che non fa sensazione, anime contrite e tormentate dalla colpa commessa sentono di dover trovare, insieme al riscatto dalla loro condizione, anche qualcosa o qualcuno che li guidi in un processo di catarsi, perché loro hanno un cuore di carne, anche se la natura umana è fallace e imperfetta.
Chissà qual è il limite di condanna per la caduta di un essere vivente... Forse non basta l’umiliazione di una vita annullata, strappata al suo ambiente da un sistema giuridico spesso ingiusto e antiquato che vuole spegnere gli ardori di persone ancora vive? Come se tante insensate privazioni le aiutassero a reinserirsi nella società anziché renderle, come accade quasi sempre dopo lo sconto della pena, ancor di più aliene nel mondo. I detenuti del “Castelluccio”, com’è abitualmente chiamata la prigione di Vibo Valentia, aprono una breccia virtuale nelle loro celle per condurci alla scoperta di un vissuto che tante volte ci aveva trovati indifferenti, con la naturale dignità che da sempre accompagna gli uomini liberi.
Il tedio e l’ingegno
La monotonia del susseguirsi di mesi e di anni sempre uguali è scandita soltanto dall’alternarsi di giorni tormentati nell’attesa dei colloqui con i propri cari, costretti a stare tutti sotto gli occhi di tutti, senza che si venga lasciati soli per un unico istante. Eppure, anche nelle strette celle sovraffollate da gente spesso violenta, la solitudine diviene in molti casi, e paradossalmente, l’unica fedele compagna di un detenuto.
Nonostante ciò trapela in questi uomini tanta voglia di leggerezza, un desiderio profondo e giusto di sdrammatizzare la loro non facile condizione. Così, ad accompagnare i racconti di vita ordinaria, fanno capolino tra le pagine di questo libro le splendide vignette create da uno degli ospiti del “Castelluccio” che ripropone la classica iconografia del detenuto con divisa a strisce verticali e palla al piede, per descrivere ironicamente le varie situazioni vissute dai reclusi.
Il bisogno da sempre aguzza l’ingegno, così il libro si arricchisce delle minuziose spiegazioni su come creare, servendosi spesso soltanto di comuni bottigliette di plastica, arnesi e utensili non forniti dal sistema carcerario. L’ambiente favorisce anche l’emergere di nuove figure sociali, come il “cellalingo”, versione carceraria del casalingo, che si occupa di tenere sempre in ordine la cella e si cimenta nella creazione di nuove, spesso improbabili, ricette dai nomi di ispirazione carceraria: gli “involtini di sarde o acciughe latitanti”, i “maccheroni cellarecci”, i “ravioli pedinati” e le “zucchine ammanettate”. Non mancano gli indispensabili consigli di “fra’ carcerato”, che dona preziose dritte su come realizzare armadietti e mensole servendosi di scatole di cartone, acqua e farina, anche se il più delle volte il lavoro è vanificato dalle periodiche perquisizioni degli operatori; o su come costruire una bilancia per gli alimenti, servendosi soltanto di una gruccia per gli abiti, quattro lacci di scarpe e due piatti di plastica.
Le delicate poesie, rivolte per lo più a fidanzate, mogli e figli, occupano la parte finale del volume.
Un libro straordinario, in cui commozione e riflessione si accompagnano sempre al riso. Una testimonianza spensierata e pulita, mai acre, di come la vita possa essere ancora coltivata e resa degna di essere vissuta, anche quando tutto sembra concorrere al suo annientamento.
Sandra Granata
(www.bottegascriptamanent.it, anno III, n. 23, luglio 2009)
Agata Garofalo, Anna Guglielmi, Mariangela Monaco, Antonietta Zaccaro, Elisabetta Zicchinella
Giulia Adamo, Maria Elisa Albanese, Lalla Alfano, Mirko Altimari, Valeria Andreozzi, Simona Antonelli, Sonia Apilongo, Yael Artom, Marta Balzani, Claudia Barbarino, Anna Borrelli, Valentina Burchianti, Giovanna Caridei, Paola Cicardi, Rocco Colasuonno, Guglielmo Colombero, Simona Corrente, Simone De Andreis, Gaia De Zambiasi, Marina Del Duca, Maria Rosaria Ferrara, Elisabetta Feruglio, Paola Foderaro, Vilma Formigoni, Anna Foti, Sara Gamberini, Simona Gerace, Barbara Gimigliano, Patrizia Ieraci, Valeria La Donna, Giuseppe Licandro, Rosella Marasco, Francesca Martino, Valentina Miduri, Sara Moretti, Mariflo Multari, Anna Picci, Mariastella Rango, Marilena Rodi, Silvia Rogai, Roberta Santoro, Marzia Scafidi, Fulvia Scopelliti, Valentina Stocchi, Sara Storione, Pasquina Tassone, Alba Terranova, Raffaella Tione, Giovanna Tomaselli, Filomena Tosi, Laura Tullio, Monica Viganò, Andrea Vulpitta, Carmine Zaccaro, Paola Zagami