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Direttore editoriale: Giovanna Russo
Anno V, n. 41, gennaio 2011

Saverio Strati
di Rosina Madotta
Pellegrini ristampa
I cari parenti
per i giovani lettori
Scrittori che parlano della terra natìa, dei conterranei e dei luoghi vissuti tratteggiandone gli elementi distintivi culturali e non solo. La realtà, gli uomini comuni e le loro problematiche sociali al centro dell’opera letteraria realista di Saverio Strati, uno degli autori calabresi viventi di più alto spessore.
L'autore vive da oltre quarant’anni a Scandicci, in Toscana, e da lontano ha continuato a scrivere della Calabria e per la Calabria, ma non è mai tornato a viverci.
E a quasi trent’anni dalla sua prima pubblicazione, nel 1982, è stato ristampato a cura della Regione Calabria il suo romanzo I cari parenti (Pellegrini editore, pp. 222), appositamente con lo scopo di divulgare l’opera e il pensiero dello scrittore calabrese fra le giovani generazioni nelle scuole.
Una saga familiare
La voce narrante della vicenda è Rocco Stefano, soprannominato Nuccio, che è membro di una famiglia all’antica. Conoscendo semplicemente il nome del protagonista, il lettore entra passo passo nella mentalità e in alcuni costumi della civiltà calabrese, primo tra tutti l’usanza di tramandare il nome di famiglia di nonno in nipote. «Il mio primo nome – scrive il ragazzo – è quello del nonno Rocco, il secondo è quello dello zio; ma mi chiamano col secondo nome».
Nuccio vive a Reggio Calabria con mammà, papà Ninuzzo – che lavora nelle ferrovie – e la sorella Marianna. A Colleverde abita il nonno paterno con la zia Mariarosa, non più tanto giovane e senza marito, una “zitella”. Poi c’è il fratello di mammà, lo zio di Roma, Stefano, collaboratore del ministro, che vive nella capitale con zia Stefania e i cugini Franco e Rita. Il fratello di papà è, invece, zio Turi che vive in campagna lavorando nell’azienda agricola di famiglia con la zia, il cugino Nino – che decide di non seguire il lavoro in campagna per continuare gli studi – e nonno Rocco.
La zia Mariarosa riceve un’improvvisa eredità da una parente d’oltreoceano e, perciò, ritiene che sia giunta l’ora di potersi scegliere liberamente un marito, senza dover sottostare alle scelte che le sono state imposte dal padre. Iniziano, quindi, una serie di accadimenti che porteranno la zia nubile a scontrarsi con tutti i membri della famiglia, contrari al suo matrimonio con il giovane Giosi. Il punto di vista di Nuccio, in un continuo alternarsi di flash back, ripercorre la storia della famiglia e in particolare la vita personale del nonno materno, un anziano con la mentalità ancora chiusa e all’antica che ha combattuto fin da ragazzino con la povertà e gli stenti; testimone diretto dei cambiamenti dei tempi, prima attraverso i suoi figli e poi attraverso i suoi nipoti, attratto ma nello stesso spaventato dal nuovo che avanza.
Strati tratteggia il nucleo primordiale di una società contadina, arretrata da tanti punti di vista e ancorata al passato, legata fortemente ad alcune consuetudini e comportamenti quali il clientelismo politico, il sistema dei comparaggi, i matrimoni combinati dai genitori dei futuri sposi. I cari parenti, con il quale vinse il Premio “Città di Enna”, è a tutti gli effetti una saga familiare nella quale risalta la sconfitta d’un Sud che non conosce la modernità e l’emancipazione dai vecchi sistemi culturali, un Sud serbatoio di voti per politici corrotti e collusi con la criminalità organizzata, un Sud che vede ogni giorno le sue menti migliori partire verso regioni lontane.
L’autore riesce perfettamente a riprodurre e ricreare l’atmosfera tipica di alcune famiglie patriarcali calabresi tramite un linguaggio nuovo, a tratti colorito, intriso di termini ed espressioni del dialetto regionale appartenente all’estremo lembo della penisola italiana. E in alcuni passaggi sembra anticipare quella contaminazione moderna dell'uso del gergo nella letteratura resa celebre da Andrea Camilleri.
Non manca l’ironia, specialmente nell’epilogo della storia. I futuri parenti di Mariarosa fanno visita a casa del nonno appositamente per chiedere la mano della “sposa”, ma devono fare i conti con la cocciutaggine dell’anziano genitore che non ne vuole sapere di concedere il beneplacito alle nozze della figlia.
La vicenda umana dello scrittore
Le opere di Strati – più di quaranta tradotte anche in numerose lingue straniere, tra le quali inglese, francese, tedesco, bulgaro, slovacco e spagnolo – hanno vinto premi letterari rilevanti in Italia e all’estero, tra i quali il Premio “Campiello” assegnato all’opera del 1977, Il selvaggio di Santa Venere. Scritte negli anni e nello stile del neorealismo, raccontano la sua Calabria, terra amata e odiata tanto da continuare a raccontarne le vicende pur senza farvi un ritorno definitivo. Come si legge in un sentito passaggio dell’Introduzione di Vincenzo Ziccarelli «egli ci racconta per diretta conoscenza la sofferenza di un popolo che non si rassegna, ma non riesce a riscattarsi, che comprende l’arretratezza della sua terra, ma anche la difficoltà di trovare una via d’uscita. Altrettanto tenace e drammatico è il suo rapporto con la Calabria. Il suo dare la parola al popolo, è la verità di chi è uscito dalla sua gente per poterla meglio osservare e capire, e si accorge, e te lo fa sentire, che tutta la sua gente gli è entrata nel sangue e nel cervello. Così come la sua terra gli è entrata nel cuore. Una terra maliarda e maledetta, che è più vivibile se guardata da lontano».
Eppure Strati, oggi ultraottantenne, nel 1991 è stato progressivamente allontanato, censurato dalla sua casa editrice storica, la Mondadori, e le sue opere cancellate dal catalogo. Da allora non riesce a pubblicare più niente che porti la sua firma. Come lui stesso ha affermato, questo progressivo isolamento dalla scena letteraria italiana e l’indifferenza che ne è derivata, sono frutto delle trame ordite da qualche letterato al quale il suo successo ha dato fastidio. E Strati, senza più una fonte di reddito ha vissuto nell’indigenza e nelle ristrettezze economiche. Il giornale Il Quotidiano della Calabria ha accolto il suo appello e pubblicato una sua lettera in cui, lo scrittore calabrese chiede aiuto e sostentamento alla società civile e alle istituzioni ed esprime, tra le altre cose, l’amarezza per la sua condizione d’isolamento dal mondo culturale. Lo scrittore scrive: «Con i premi di cui ho detto e la vendita dei libri avevo risparmiato del denaro che ho usato in questi anni di silenzio e di isolamento. Ora quel denaro è finito e io, insieme a mia moglie mi trovo in una grave situazione economica. Perciò chiedo che mi sia dato un aiuto tramite il Bacchelli, come è stato dato a tanti altri. Sono vecchio e stanco per il tanto lavoro. Sono sotto cura, per via della pressione alta. Esco raramente per via che le gambe a momenti mi danno segni di cedere. Nonostante questi guai porto avanti il mio diario cominciato nel 1956. Ho inediti, fra racconti e diario, per circa 5.000 pagine. La mia residenza è a Scandicci».
L’interessamento di alcuni onorevoli di più schieramenti politici e letterati calabresi, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e la diffusione da parte dei mezzi d’informazione del “caso Strati”, hanno portato la questione fino al Consiglio dei ministri che ha concesso, con un decreto del presidente della Repubblica del 17 dicembre 2009, un vitalizio mensile così come previsto dalla Legge Bacchelli. Anche la Regione Calabria ha istituito una legge, che prende il nome dal romanziere calabrese, per sostenere i personaggi illustri della regione che si trovino in difficoltà finanziarie.
Rosina Madotta
(www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 41, gennaio 2011
Carla Campana, Agata Garofalo, Francesca Rinaldi, Angelica Terrioti
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Carla Campana, Giulia De Concilio, Maria Franzè, Maria Grazia Franzè, Angela Galloro, Rosina Madotta, Francesca Rinaldi, Marilena Rodi, Giovanna Russo, Cecilia Rutigliano, Fulvia Scopelliti